1.
Registrazione del campione
Nel momento in cui
i campioni raggiungono il laboratorio, essi vengono registrati
nel database del labortario. Vengono registrati il numero del
caso e la data della consegna del campione.
Per il test di paternità
Ufficiale/Legale, i campioni vengono in genere contrassegnati
dalla data di nascita del donatore e dal numero di identificazione
del caso. Queste due informazioni permettono l'esclusiva identificazione
del campione, mantenendo l'anonimato del donatore al personale
del lab. Una volta condotti i test, i risultati vengono emessi
e consegnati alla persona richiedendo il test, la quale a sua
volta può distribuirli ai corrispondenti donatori.
Per il test di paternità
Fai da te, la persona responsabile per la registrazione del test,
solitamente assegna un numero di identificazione al caso ed un
numero del donatore singolare per ciascun campione, nel momento
in cui essi arrivano al laboratorio. Nella maggior parte dei lab
tutta l'informazione di natura personale è tenuta in un posto
sicuro per garantire la confidenzialità. I campioni vengono identificati
unicamente tramite il numero del caso e del donatore durante il
processo del testing, e gli analisti del laboratorio non hanno
accesso a nessun tipo di informazione personale sul donatore del
campione. Una volta stabiliti i risultati, la persona responsabile
abbina i numeri di identificazione ai corrispondenti donatori
del campioni, e emette il resoconto del test.
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2.
L' Estrazione del DNA
I campioni di saliva
o di sangue che riceve il laboratorio contengono il materiale
genetico necessario che viene analizzato nel test di paternità.
Il materiale genetico è un elemento chimico noto come DNA (Deoxyribonucleic
Acid), il quale si trova all'interno delle cellule umane.
Prima che il DNA
possa essere analizzato, esso deve inanzi essere estratto e purificato
da altri componenti trovati nel campione, un processo che richiede
circa 2-3 ore. L'analista del laboratorio spinge fuori un piccolo
cerchio dalla carta filtrante sulla quale è stato depositato il
campione del donatore durante il processo del prelievo. Il cerchio
di carta viene poi trasferito in una provetta sterilizzata, etichettata
con il codice di identificazione del donatore. Il medesimo processo
viene ripetuto per ciascun campione del test. I campioni vengono
poi processati simultaneamente nelle proprie distinte provette
etichettate.
La prima fase del
processo di estrazione del DNA è quello di disgregare (lyse) le
cellule in modo che venga rilasciato il DNA trovato all'interno.
Tuttociò è ottenuto aggiungendo una soluzione speciale per degradare
le componenti delle cellule indesiderate e lasciare così il DNA
a galleggiare liberamente. La provette vengono poi inserite in
una centrifuga e fatte girare ad alta velocità per diversi minuti.
Questo fa sì che il DNA venga raccolto alla base della provetta
a forma di una pallina compatta, e le altre componenti cellulari
invece lasciati a galleggiare liberamente nella soluzione lisi
che le circonda. La soluzione contenendo gli elementi contaminanti,
viene estratta lasciando la pallina del DNA nella provetta. Il
DNA viene poi ulteriormente purificato dagli elementi contaminanti
lavando e rilavando le provette con una soluzione alcolica. Alla
fine il DNA purificato viene dissolto in un liquido ed è pronto
per la prossima fase.
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3.
Amplificazione del DNA
OSi deve analizzare solo relativamente piccole sezioni del DNA
di una persona per fare il test di paternità. Queste sezioni
sono chiamati indicatori microsatelliti (microsatellite markers)
o loci (vedi la sezione nly relatively small sections of a person's
DNA need to be analysed in order to perform a paternity test.
These sections are referred to as microsatellite markers or loci
(see Processo del Test di Paternità per ulteriore informazione).
La quantità del DNA estratta da un campione è piccola,
allora prima che gli indicatori microsatelliti sono esaminati,
devono essere prima copiati (o amplificati) millioni di volte
in modo che ci siano abbastanza copie presenti per essere identificati.
Questo processo di amplificazione è chiamato la Catena
a Reazione della Polimerasi (PCR) e richiede circa 4 ore.
Ma come può
l'analista del laboratorio controllare quali frammenti del DNA
da amplificare? Il trucco sta nella conoscenza delle sequenze
del DNA ad ogni estremità dei frammenti del DNA. Queste
sequenze sono le stesse per ciascun essere umano ma allo stesso
tempo uniche entro l'intero DNA umano. In altre parole, in ogni
essere umano ciascuna di queste sequenze appare una sola volta
lungo l'intera lunghezza del proprio DNA, così ogni coppia
di sequenze demarca solamente il particolare marcatore microsatellitare
che si trova tra di loro.
Per il PCR, inneschi
(chiamate primers), vengono inserite nella soluzione del DNA purificato
assieme ad una quantità di un'altra molecola speciale,
o enzima, chiamata TAQ polymerase. Delle singole nucleotidi, che
sono le parti costituenti del DNA, vengono aggiunte alla miscela.
Nella reazione PCR,
per primo la doppia catena del DNA è esposta a una temperatura
alta di circa 94 Centigrado in modo di denaturarla. A questa temperatura,
la doppia elica si srotola e i legami fra i due filamenti del
DNA si rompono, lasciando i due filamenti separati l'una dall'altra.
Durante che la miscela si raffreddisce, gli inneschi aderiscano
alle rispettive sequenze complimentari localizzate a ciascun lato
della regione bersaglio. Il Taq Polimerasi riconosce il sito dove
gli inneschi finiscono e a quel punto comincia a inserire gli
oligonucleotidi, sintetizzando il filamento del DNA fra i due
inneschi in una doppia catena del DNA. A questo punto finisce
il primo ciclo del PCR.
Un ciclo PCR è
dunque fatto da tre fasi:
Un periodo di denaturazione
(a 94 gradi finchè il DNA diventa a fascia singola)
Un periodo di temperamento (a 50 - 60 gradi i primers si uniscono
al DNA genomico)
Un periodo di estensione (a 72 gradi il Taq polymerase aggiunge
i nucleotidi)
A questo punto, alla fine di ogni ciclo PCR i frammenti del DNA
desiderati raddoppiano nel numero. Per il test di Paternità
il ciclo PCR viene ripetuto per circa 40 volte, cosicchè
alla fine della reazione PCR ci sono milioni di copie dei necessari
frammenti del DNA.
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4.
Analisi del DNA
Una volta amplificati, gli indicatori microsatellitari vengono
messi in uno strumento chiamato analizzatore automatico del DNA,
il quale separa i frammenti del DNA a seconda della misura. Nel
test di paternità tutti i primers usati vengono munite
di etichette fosforescenti. Questo permette all'analizzatore del
DNA di identificare frammenti del DNA tramite il laser, e così
misurarli. I dati sulle dimensioni vengono inseriti nel computer,
un software speciale gli analizza e poi assegna un numero (il
numero di volte che viene ripetuto) per ogni frammento.
Il processo di identificazione
e di analisi richiede circa 5-7 ore, e il risultato finale viene
illustrato in maniera grafica sul computer come dimostrano Es.
1 e Es. 2. Ogni indicatore microsatellitare appare come due vette,
una per ogni copia complementare. La posizione della vetta è
determinata dalla propria dimensione, così se due complementi
genetici di un dato indicatore sono della stessa misura, appaiono
sovrapposti come fossero una.
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5.
Analisi delle statistiche
Una volta raccolti tutti i dati, e le loci dei distinti donatori
sono stati paragonati, essi vengono inseriti in un software statistico
che interpreta i risultati. Per un dato indicatore, se il numero
di ripetizioni (o di frequenza) non combacia tra un bambino e
il presunto padre, è molto probabile che quest'ultimo non
sia il padre biologico. Esiste comunque, una vaga possibilità
che la discrepanza può essere attribuita ad altre cause,
come ad esempio una mutazione avvenuta tra padre e figlio. Allora
la conclusione non può essere definitiva. Per ogni locus
aggiuntivo nella quale varia la frequenza tra il presunto padre
e il figlio c'è un incremento esponenziale nella probabilità
che il presunto padre non sia il padre biologico. Infatti se le
frequenze variano di tre o più loci è praticamente
impossibile che l'uomo sia il vero padre biologico.
D'altro canto, un accoppiamento
delle frequenze di un dato indicatore tra un presunto padre e
il figlio può verificarsi per due ragioni. Potrebbe essere
che il presunto padre sia il vero padre biologico. Comunque può
anche essere attribuito al fatto che due donatori possano avere
un' identica frequenza puramente per coincidenza. La probabilità
che quest'ultimo caso accada dipende largamente dalle origini
etniche dei donatori. Per questo motivo la base dati della poplazione
a seconda di gruppi etnici o regioni geografiche viene in genere
impiegata per calcolare le probabilità di un accoppiamento
emerso se i due donatori non sono imparentati. (Per questo motivo
alcuni laboratori richiedono le informazione sulle origini etniche
dei donatori). La probabilità che il padre presunto sia
il padre biologico aumenta con il numero di volte che gli indicatori
genetici corrispondano fra lui ed il bambino. Per questa ragione
è meglio scegliere i test che fanno uso di 12 o più
indicatori. Infatti, se più di 10 indicatori corrispondono
fra il bambino ed il padre presunto è praticamente certo
che quest'ultimo sia il padre biologico.
Durante un test di paternità
l'analista del laboratorio esamina i loci una ad una. Ogni volta
che appare un accoppiamento tra il bambino e il presunto padre
la frequenza osservata per un locus particolare viene ricercata
in una base dati di una popolazione, e il valore di probabilità
ottenuto viene inserito nel programma delle statistiche. Il programma
valuta l'informazione e emette un risultato noto come indice di
paternità per questo locus particolare. Dopo che tutti
i loci vengono analizzati e inseriti, il programma compie l'indice
di paternità combinato (combined paternity index) e la
probabilità di paternità per l'intero test.
L'indice di paternità combinato
è un grado verosimile che esprime il numero di volte che
un individuo è più propenso ad essere il padre biologico
quando paragonato ad una persona non imparentata e non testata,
appartenente allo stesso gruppo etnico. Un indice di cento o più
è considerato una netta evidenza genetica di parentela.
La probabilità di paternità
viene definita come percentuale, e paragona la probabilità
che l'individuo testato passi le particolari frequenze degl'indicatori
alla probabilità che una persona (a caso), non testata,
appartenente allo stesso gruppo etnico passi queste stesse frequenze.
Se le frequenze del bambino/a e del presunto padre non combaciano
in più di tre loci, il presunto padre viene totalmente
escluso dalla possibiltà di paternità.
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6.
La produzione del risultato
L'ultima cosa da fare nella procedura del Test di Paternità,
è di effettuare un resoconto e spedirlo alla persona che
ha richiesto il test. Il format del risultato del test di Paternità
varia fra i laboratori, ma tutti i resoconti dovrebbero includere
i seguenti componenti:
• Il numero di identificazione del caso.
• Un elenco dei campioni, compreso l'informazione riguardo
all'identificazione ed i dati pertinenti come la data del prelievo
del campione e la data quando è stato ricevuto al laboratorio.
• Una descrizione del metodo usato per eseguire il test.
• Una presentazione ed interpretazione dei risultati.
Esempi tipici di Resoconti del Test di Paternità si possono
vedere cliccando sui titoli qui sotto:
Resoconto 1: I risultati indicano che il padre presunto
è in effetti il padre biologico.
Resoconto 2: I risultati escludono che il padre
presunto sia il padre biologico.
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